Vigilanza ambientale 2.0: un drone per la salvaguardia del Po

Legambiente ha lanciato il progetto pilota “SAPR nell’ambito della vigilanza ambientale” in cui i droni saranno i protagonisti del monitoraggio ambientale nel Delta del Po / IL VIDEO 

di CARLOTTA BONI – da La Nuova Ecologia – 11/03/2020

Con l’impiego sempre crescente delle ultime tecnologie nel monitoraggio a distanza, sono aumentati anche i settori d’interesse di questa declinazione quasi futuristica della sorveglianza. Da quello edile a quello energetico, da quello agricolo a quello medico-sanitario: sono coinvolti molti settori, fino a quello ambientale, in cui i droni possono diventare un valido aiuto per tutelare il territorio.

Quella dei droni è una tecnologia in grado di fornire, in tempo reale e a considerevole distanza dall’operatore, straordinari rilievi tecnici dall’alto in sede di sopralluogo. È quell’atto ricognitivo di tipo descrittivo, fotografico, audiovisivo e planimetrico, fondamentale per la vigilanza, che sta cominciando ad avere un ruolo importante anche nella tutela del patrimonio naturale. A dimostrarlo c’è l’innovativa sfida e il progetto che Legambiente (insieme a WWF Italia, Italdron Academy e Cepas) ha lanciato avvalendosi proprio dei droni utilizzati nell’ambito del sistema di vigilanza ambientale. Nel dettaglio, il progetto pilota “SAPR nell’ambito della vigilanza ambientale volontaria per la difesa del territorio e la salvaguardia del patrimonio naturalistico” prevede un periodo di sperimentazione operativa dei Sapr (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto) che verranno utilizzati come dei veri e propri “occhi” tecnologici a distanza in grado di prestare un’importante azione di supporto al capitale umano.

Lanciato ufficialmente lo scorso dicembre, il progetto durerà 12 mesi e sarà articolato in 24 missioni operative in programma in alcune aree del black-spot del Delta del Po. Un’area protetta di decine di migliaia di ettari, riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 2000 e culla di ecosistemi naturali di inestimabile valore, per la maggior parte rappresentati da zone umide. Proprio l’acqua caratterizza questo territorio ed è la fonte che sostenta la grande biodiversità, comprese le tante specie protette. Obiettivo del progetto è quello di far coincidere la necessità di un più efficiente controllo preventivo con la messa a punto di una tecnica di monitoraggio pratica, veloce e al tempo stesso non invasiva. Perché possa rafforzarsi una tutela che ruoti a 360° intorno al vincolo naturalistico, i lavori verranno condotti assumendo una serie di misure precauzionali, come la definizione preventiva dei punti di decollo e atterraggio dei velivoli nonché il mantenimento di una ragionevole distanza dalla fauna presente.

Saranno così evitate, in generale, traiettorie potenzialmente dannose, o più semplicemente disturbanti, oltre a quelle non finalizzate all’obiettivo specifico della missione. Questa è la logica con cui i droni sorvoleranno chilometri di parchi, riserve naturali e zone dunali o boschive, garantendo efficienza tecnica e alti standard cautelativi dell’ecosistema. Un dettagliato cronoprogramma scandisce il progetto, che prevede delle vere e proprie tappe individuate per questa sperimentazione in alcune aree del black-spot del Delta del Po, bersagliato spesso da crimini e illeciti ambientali che si ripercuotono anche su flora e fauna. 

Data l’estensione dell’area di riferimento, Legambiente dirigerà le operazioni nell’area emiliano-romagnola, fino alla provincia di Ravenna e alle riserve naturali costiere. Il WWF Italia, invece, sarà impegnato sulla sponda veneta del Po. “È evidente – spiega Antonino Morabito, responsabile fauna e benessere animale e referente del progetto – che maggiori sono le diversità del territorio da esplorare e monitorare, maggiori saranno gli aspetti da tenere sotto controllo, sia sul piano di conservazione sia su quello preventivo. Per questi motivi, l’ispezione con il drone, che passerebbe inosservato anche agli occhi più attenti, potrà rivelarsi una soluzione più efficace e meno dispendiosa dal punto di vista energetico, e in termini di impegno, puntualità ed efficacia d’intervento a protezione della natura e del territorio. I droni saranno più efficaci anche in termini di risparmio di emissioni causate dagli spostamenti, che saranno sostituiti dal piccolo velivolo”.

Nicola Nizzoli, Ceo di Italdron, dichiara inoltre: “Questa sperimentazione ci offre l’opportunità di comprendere le esigenze delle tante aree italiane che ogni giorno sono minacciate dall’uomo e dalle sue azioni. Stiamo prendendo coscienza dei delicati equilibri della natura e della biodiversità e di come i droni, se impiegati in modo conscio, possano essere strumenti di enorme utilità”. E aggiunge: “Abbiamo avuto occasione di toccare con mano quanto l’impiego di droni abbinato all’esperienza e alla preparazione del personale volontario possa portare benefici alla tutela del territorio, alla prevenzione di dolo e al contrasto del bracconaggio. Al termine di questa sperimentazione sarà possibile mettere a disposizione di tutti un protocollo efficace e certificato che potrà essere reso disponibile tramite il nostro network di formazione Italdron Academy.”

Nella direzione di un utilizzo della tecnologia a servizio dei cittadini per la fruizione e la difesa della natura va anche la nuova applicazione proposta da Legambiente, Gaia Observer, disponibile gratuitamente sugli store per IOs e Android, che consente agli utenti di partecipare attivamente segnalando cani randagi o illeciti ambientali, come l’abbandono di rifiuti o scarichi, sulla base di una precisa mappatura.

Il progetto per la vigilanza ambientale aspira dunque a divenire una best practice da assumere a livello locale sotto un coordinamento nazionale che possa contribuire ad accrescere il benessere territoriale collettivo, migliorando le condizioni di sicurezza degli operatori volontari e garantendo la conservazione della biodiversità in un’ottica  moderna di protezione e salvaguardia ambientale 2.0.

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